Finger food

•7 luglio 2010 • 2 commenti

Qualche tempo fa il sig. N ha deciso che era ora di lanciarsi nel finger food. Abbiamo fatto lunghe ricognizioni per trovare i recipienti adatti (alla fine abbiamo scoperto che Pisotti ha tutto quel che serve!), invitato gli amici e iniziato a preparare.
Quel che abbiamo messo in tavola è stato:

  • Negroni destrutturato (in cucchiaiotto)
  • Julienne con sfoglia di grana e crema di formaggio al wasabi
  • Nigiri zushi e maki zushi
  • Fregole spada e curry
  • Riz rouge con gambero e cedro
  • Cozze al brandy
  • Mousse di vitello con glassa di vino rosso
  • Macedonia tropicale gelificata

Io, scettica che avremmo sfamato gli ospiti, ho fatto dei vol-au-vent pomodoro e formaggio che però ci siamo dimenticati di consumare e nessuno ne ha sentito la mancanza.

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Sartù di riso

•25 maggio 2010 • Lascia un commento

Il sartù di riso è una cosa seria, come una veloce ricerca in rete potrà confermarvi: è uno dei capisaldi della cucina napoletana.
Quando ero piccola mi sono sorbita qualche buon sartù e tanti pessimi mattonazzi di riso piuttosto insipido, che solo per essere stato passato in forno era stato ribattezzato (impropriamente!) sartù.

Di ricette “originali” di sartù ne è piena la rete, mi piace segnalare questa, che ha fatto del sartù un progetto e lo racconta per slide:

A casa nostra la prima volta che ho detto “Sartù!” il sig. N ha detto “Riso avanzato?” poi però si è ricreduto non appena l’ha assaggiato 🙂
L’ingrediente fondamentale è un bel risotto, anche avanzato. Va bene sia di carne, che di pesce o verdura o semplice. Un risotto, insomma.
A freddo lo mescolo con un uovo (due se è proprio tanto), poi ci metto un po’ di panna se è risotto di pesce o del formaggio grattuggiato (o uno strato di formaggio a fette al centro per imbottirlo) se non è di pesce.
Metto un po’ di olio sul fondo di una teglia, poi la spolvero di pangrattato. Metto il riso nella teglia, lo ricopro di pangrattato, un pizzico di sale grattuggiato al volo, una puntina di spezie (sul pesce l’altra sera ho messo un po’ di pepe verde), un po’ di olio (al posto del burro) per far fare la crosticina al pangrattato e via in forno per mezz’ora.
Buona cena!

Pomodori secchi farciti

•23 aprile 2010 • Lascia un commento

Ieri sono passata davanti ad un piccolo mercato e l’occhio mi è subito caduto sulla bancarella che vendeva granaglie e sui pomodori secchi in bella mostra. Non ho resistito e ne ho comprati un chilo.

Tanto per variare la solita ricetta ho pensato di farli con le acciughe, come mi è capitato di mangiarli una volta. La ricetta è semplicissima, ma ci vuole un po’ di lavoro per “assemblarli”.

Occorre quindi munirsi, oltre agli ingredienti descritti di là, di basilico fresco, acciughe e stuzzicadenti (spezzati a metà).
Una volta passati in acqua e aceto e sgocciolati, si prende mezzo pomodoro, ci si appoggia su una foglia di basilico (o mezza o due microscopiche..) e una acciuga, ci si mette sopra un altro mezzo pomodoro a mo’ di sandwich e si piega a metà per la lunghezza, poi si ferma il tutto con mezzo stecchino.
Da ripetere fino ad esaurimento dei pomodori o della pazienza.

Il tutto va poi imbarattolato, aggiunto l’olio, aglio e peperoncino (volendo anche un altro po’ di basilico), chiuso e sterilizzato.

Un mese di meditazione e poi il problema sarà non finirli troppo in fretta!

Stasera usciamo a cena: il Premiolino 2010

•4 marzo 2010 • Lascia un commento

Menu:

Ravioli cacio e pepe con calamari farciti all’amatriciana
(servito con Birra Moretti Doppio Malto)

Filetto di vitello al forno alla pizzaiola nuovo tile
(servito con Birra Moretti Grand Cru)

Il Birramisù
(servito con Birra Moretti La Rossa)

Caffè
Friandises

Anche quest’anno siamo stati invitati alla serata di premiazione del Premiolino e abbiamo partecipato alla cena a Palazzo Marino, nella sala Alessi.
Per il secondo anno il menu era di Claudio Sadler e il tema era sempre la birra, perché Birra Moretti è lo sponsor dell’evento. Quest’anno era più presente dell’anno scorso, essendo comparsa anche nel dessert.
La cena ci è piaciuta moltissimo, con degli ottimi e inusitati accostamenti di sapore.

A tavola, tra le altre cose, si è discusso della new entry tra le birre, la Grand Cru, prodotta per il 150esimo di Birra Moretti, e delle polemiche in rete sulla somiglianza che ha con la Affligem.

Zuppa di salmone alla finlandese

•1 marzo 2010 • 8 commenti


Ingredienti:

filetto di salmone
salmone affumicato
patate
panna da cucina (1/2 litro fresca o 2 confezioni a lunga conservazione)
2 spicchi di aglio
aneto
bacche di ginepro (mezzo cucchiaino)
pepe in grani (un cucchiaino)

La zuppa di salmone alla finlandese è un bagaglio culturale che mi porto dietro dal mio Erasmus ad Helsinki. Un giorno sono andata a pranzo con le amiche sull’Esplanadi (credo qui) e le ho seguite quando hanno preso la zuppa di salmone. Decisamente un’esperienza interessante, soprattutto un ottimo modo per combattere il freddo 🙂
Alla zuppa di salmone è legato anche un ricordo divertente della mia vita romana. Un pomeriggio invernale mi sono messa a prepararla per il moroso, che era atteso per cena insieme ad amici. Ho esteso l’invito anche alla mia coinquilina, che però ha declinato perché doveva già uscire a cena con un’amica.
Attorno alle 18 esco per andare a prendere il moroso in stazione e lascio la zuppa sul fuoco, al minimo del fornello più piccolo. Mentre aspetto al binario mi telefona la coinquilina “Sai, sono passata da casa con la mia amica per cambiarmi prima di cena e abbiamo sentito questo profumo meraviglioso per casa e.. abbiamo cambiato idea, siamo ancora in tempo per cenare con voi?”. E’ stata una cena molto simpatica 🙂

Per le quantità: io di solito calcolo mezzo filetto e circa 50gr di salmone affumicato a testa, per le patate mi regolo ad occhio (meglio poche che troppe!).
Le patate vanno pelate, sciacquate e tagliate a cubetti (non troppo piccoli se no si spappolano) e messe in pentola a cuocere lentamente.
I filetti vanno spellati e vanno eliminate le poche lische che talvolta hanno, poi vanno fatti a quadrotti e aggiunti alle patate. Il salmone affumicato può essere fatto a listelli o a pezzetti.
L’aglio può essere tagliato a metà o spremuto: io solitamente preferisco spremerlo, il gusto si amalgama meglio e non si corre il rischio di ritrovarsi a masticare aglio lesso (un gusto non gradito a tutti).
Quando tutti gli ingredienti sono nella pentola, si aggiungono la panna e un po’ di aneto (fresco o secco), il ginepro e il pepe, si regola eventualmente l’acqua, si copre con un coperchio e si lascia cuocere lentamente per un paio d’ore.
Per una zuppa leggermente piccantina consiglio un mix di pepe bianco e nero, se la preferite un po’ più aromatica solo pepe nero, per un gusto più delicato l’ultima volta io ho usato un mix di pepe rosa e verde.

Verso la fine della cottura si regolano tre ingredienti: sale, panna e aneto. A seconda della quantità d’acqua e di salmone affumicato che avrete usato è necessario o meno aggiungere un po’ di sale; l’aneto va a gusto, assaggiate e decidete. Infine la panna: se il brodo è un po’ troppo lungo, aggiungete un po’ di panna per rafforzarlo.
Servitela bollente e “da sola”, ci sono le patate, i crostini di pane non servono.

Se per caso dovesse avanzarne un po’, il giorno dopo può essere usata per fare un delizioso risotto dai profumi insoliti.

Compleanno del babbo

•7 febbraio 2010 • Lascia un commento

Venerdì era il compleanno del babbo e ho invitato i miei e mia zia a cena da noi. Siccome quando eravamo stati a far spesa di salami e cotechini per Natale in cascina, il babbo aveva cercato (invano) la mortadella di fegato, ho pensato di prepararla per il suo compleanno e attorno a questa idea ho costruito la cena.
Ad alcuni la mortadella non piace perché ha un sapore molto forte, quindi ho preparato alcune alternative.
Ecco il menu:

antipasti
carne salada condita (olio ed erba cipollina, limone a parte per chi lo desidera)
speck, cetrioli in agrodolce e puzzone di Moena
salame di tacchino e pomodori secchi sott’olio

secondi
spezzatino con misto di funghi
salsiccia coi pioppini
mortadella di fegato
polenta
sugo ai funghi

dessert
cannoli golosi
salame di cioccolato

Afrodisiac bar

•21 dicembre 2009 • Lascia un commento

Ingredienti per la pasta:


200 gr di burro
250 gr di farina
1 uovo
30 gr di zucchero a velo

Ingredienti per la crema al limone:


125 gr di limone spremuto
60 gr di farina
6 uova
375 gr di zucchero

Ingredienti per la crema alla carambola:


2 carambole mature
il succo di 1 limone
60 gr di maizena
6 uova
375 gr di zucchero

Per il Cookie Swap a casa di Sara, ho un po’ barato.. avendo prodotto un sacco di biscotti nei giorni passati ed essendo incredibilmente frustrata dal mio fornetto elettrico dimensione laptop, ho cercato qualcosa di diverso dal solito, che andasse (idealmente) bene per essere accompagnato con del buon tè.
Ho sbirciato in libreria e ho iniziato a sfogliare uno dei libri preferiti dal sig. N, “Un uomo in cucina” di Bill Granger, e sono rimasta colpita dalla sua lemon bar.
Gli ingredienti qui sopra sono più o meno i suoi, salvo che: lui usa il lime e io il limone, lui mette la buccia grattuggiata di 4 lime nell’impasto e io no (volevo che la frolla “staccasse” dalla crema), lui non fa esperimenti con la carambola, secondo me la crema viene meglio fatta con la maizena (come ho sperimentato nel secondo caso) che con la farina (addensa di più).
Quindi: burro a temperatura ambiente spezzettato, da lavorare con gli altri ingredienti. Si lavora bene a mano o in un attacco di pigrizia si può mettere tutto nell’impastatrice. La dimensione consigliata della teglia è tonda da 23 cm di diametro, io non ce l’ho e ne ho usata una rettangolare di superficie simile. La teglia va coperta di carta forno e ci va steso l’impasto: deve risultare alto circa un cm. Una volta steso, la teglia va riposta in frigo (in questa stagione va bene anche sul balcone!) per mezz’ora, poi infornata a 180-200° gradi per circa 25 minuti o comunque finché non è dorata.
Nel frattempo si prepara la crema, mescolando tutti gli ingredienti.
Per la crema alla carambola: la carambola va lavata, poi fatta in tocchi seguendo le sue venature e vanno tolti i semini all’interno. Se gli “spigoli” esterni sono scuri, si possono togliere. Non va sbucciata! Poi la si frulla e la si unisce agli altri ingredienti.

La crema al limone rimane più liquida (la prossima volta proverò a farla frullando il limone, invece di spremerlo e basta), mentre quella alla carambola è un po’ più soda e più semplice da gestire.

Quando la base è cotta, ci si versa sopra la crema e la si rimette in forno per altri 20 minuti, anche qui dipende dal vostro forno: la crema deve essere soda (se sbatacchio leggermente la teglia, non devo vedere alcun movimento) e leggermente colorita sopra. La crema alla carambola assume un bel colore vagamente arancione, mentre quella al limone rimane più chiara.

Una volta cotta, la bar va fatta raffreddare bene e poi tagliata in quadrotti. Spolverate con lo zucchero a velo e.. mettete su l’acqua del tè!